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Le riaperture ridanno vita all’agroalimentare

Lunedì 19 Aprile - 11:32

La riapertura delle attività di ristorazione consente anche a realtà produttive come la filiera degli agricoltori, degli allevatori, dei casari e dei viticoltori di tornare a respirare. Assieme a questi anche chi lavora nelle malghe e sugli alpeggi e con questi anche gli agriturismi ed i b&b. Sono parole di soddisfazione quelle espresse da Coldiretti del Trentino Alto Adige all’indomani della riapertura delle attività di ristorazione e fa i conti con quanto, in questo anno e più di pandemia si è perso in termini di prodotto e di giro d’affari. In tutta Italia la chiusura delle attività ricettive e di ristoro, qualcosa più 360.000 aziende, ha provocato più i 1 milione di tonnellate di cibo e di vini invendute. 330 mila tonnellate di carne, 270 mila tonnellate di pesce e frutti di mare e 220 mila bottiglie di vino. Si stima che più di 5.000 realtà che producono specialità culinarie come i formaggi, i salumi e perfino i dolci siano a rischio chiusura. Complessivamente nell’attività di ristorazione – sottolinea la Coldiretti – sono coinvolti circa 360mila tra bar, mense, ristoranti e agriturismi in tutta Italia ma le difficoltà non riguardano solo le aziende; conseguenze si trasferiscono a cascata anche sulle 70mila industrie alimentari e 740mila aziende agricole lungo la filiera impegnate a garantire le forniture per più di 3 milioni e mezzo di posti di lavoro. La filiera agroalimentare italiana vale 538 miliardi di euro, che sono il 25% del Pil nazionale; senza considerare che il cibo italiano vanta un primato internazionale in termini di qualità, sicurezza e varietà.

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