Circa una ventina di incendi boschivi in pochi mesi: in Trentino il 2026 riporta i numeri ai livelli degli anni più difficili, quelli tra la fine degli anni Ottanta e la metà dei Novanta. Ma c'è una differenza sostanziale: oggi il fuoco brucia molto meno territorio.
Negli anni Novanta ogni incendio percorreva in media oltre cento ettari. Oggi la media è scesa sotto i sei. Una stima di circa cento ettari bruciati complessivamente conferma l'efficacia del sistema di prevenzione e di intervento.
Vigili del fuoco volontari e permanenti, Corpo forestale e Nucleo elicotteri lavorano in coordinamento. Dal Cermis a Castello Tesino, fino a Spormaggiore, gli interventi tempestivi hanno permesso di contenere le fiamme prima che potessero propagarsi.
Un modello che però non basta a fermare una tendenza più ampia. In Italia, da gennaio a fine luglio, sono andati in fumo 741 chilometri quadrati, quasi il triplo della media storica. E in Europa il 2025 è stato l'anno peggiore di sempre per gli incendi boschivi.
Temperature elevate, siccità e abbandono del territorio rendono il fuoco sempre più difficile da prevedere e contenere. Anche le Alpi non sono più un'eccezione. Una nuova realtà alla quale, anche in Trentino, occorre continuare a farsi trovare pronti.